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Charlotte Ritzow Nasce a Berlino, Germania,il 05.03.1971. Vive e lavora a Milano e Sud della Francia. Figlia di Dott.Ellen Ritzow e di Dott.Henning Ritzow, entrambi medici anestesisti. Vive con suoi genitori e i suoi due fratelli (Michael e Peter),a Oranienburg (Berlino) ,conclude suoi studi alla Clinica "Asclepius " Birkenwerder (Berlino) nel 1989 .Dopo la caduta del muro di Berlino 1989 decide di abbandonare la medicina e comincia a viagiare in Europa. 1992 si trasferisce a Parigi dove viene in contatto con i maggiori esponenti dell‘arte figurativa. Affascinata da questa città, l‘artista, si sente trasportata a dipingerla con la naturalezza dei toni cromatici tenui della "Bella" Parigi... La sua tecnica si affina sino a farla riconoscere la migliore maestra di se stessa. Nel 1993 si trasferisce in Italia dove incontra a Milano i più conosciuti Artisti contemporanei. Tali Maestri, la inseriscono nel mondo dell‘Arte Contemporanea, e in breve tempo riesce ad imporre la sua Pittura su uno dei più difficili ed esigenti mercati D‘arte del mondo.Ha ottenuto Vivi interessi ed apprezzamenti da parte dei più noti critici italiani. In Italia affinò il suo stile personale, fortemente influenzato delle esperienze emotive, ma al contempo assai originale.In breve tempo divenne famosa sviluppò una nuova tecnica pittorica consistente nell‘utilizzo della Cerniera. Nel 2003 si spostava nuovamente, questa volta nel Sud della Francia, dove la pittrice continuò la sua attività artistica. C’è molta raffinatezza nella pittura di Charlotte, c’è la raffinatezza che deriva lei dalla profondità che solo una donna può manifestare in ambito concettuale e non tanto perchè gli uomini non sappiano esercitare profonde riflessioni, il punto è un’altro... Raramente una donna si sofferma sulla grettezza di quanto sta osservando, sulla sua immediatezza, molto più frequentemente si arrovella davanti all’immagine oggetto della sua riflessione osservandola in maniera poliedrica, da molteplici punti di vista, alla ricerca di ciò che magari non esiste ma, che probabilmente, ben nascosto nelle pieghe dell’anima, trova un piccolo spazio, visibile solamente agli occhi di chi caparbiamente ha voluto cercare e... Trovare.


 


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Renato Chiesa Renato Chiesa è una figura di pittore e scultore con una sua inconfondibile identità nel panorama dell’arte contemporanea.
Nato a Lecco nel 1947, ha studiato arti applicate in Francia dove ha anche esposto per diversi anni.
Dal 1971 vive e lavora a Milano.
La sua carriera cinquantennale è costellata di innumerevoli riconoscimenti a livello internazionale. Le sue opere battute nelle più prestigiose case d’asta sono, finora, oltre 360. Si tratta insomma di una personalità di tutto rilievo destinata perdurare anche nei prossimi decenni, accanto a nomi oggi ben più famosi. Renato Chiesa è un personaggio che vive di luce propria; non ha insomma debiti verso figure storiche di riferimento, né esistono filoni artistici che possano chiaramente classificarlo. Figurativo o astratto per lui possono essere pure etichette o convenzioni. Ciò che fa testo è l’energia e la spregiudicatezza che l’artista mette in campo.
Una caratteristica che colpisce di Chiesa è proprio la sua esuberanza, il dinamismo che sprigionano le sue tele a livello plastico e spaziale. Un turbinio di variazioni cromatiche, come un susseguirsi di onde fantasmagoriche, che fa da sfondo ai temi che campeggiano in modo quasi irriverente. La sfera è forse il leit-motiv, quasi un marchio di riconoscimento per questo artista. E in effetti di sfere, colte in tutte le più disparate prospettive, abbondano le sue opere. Con un rilievo, nel vero senso della parola, del tutto particolare. E’ come un consumato giocatore di biliardo che ad ogni tentativo, attraverso impensabili traiettorie, partendo anche dai punti più scomodi riesca a mandare sempre in buca. Se non è uno sfondo straripante di vitalità a sostenere, ovvero a mantenere meravigliosamente a galla, la sfera, è la sua precisa, assolutamente nitida ombra. Ed è proprio in un gioco d’ombre in cui si ripiega l’energia dell’artista quando, per una mossa un po’ sorniona, si rifiuta di uscire allo scoperto.
A Renato Chiesa, dicevamo, piace sorprendere, non per partito preso, ma per una intuizione che sa andare oltre le aspettative dell’osservatore. La serie dei ritratti di donne e uomini famosi, così come quello dei pacchetti di sigarette (un divertissement autobiografico), è il corrispettivo, a livello figurativo, delle sue rappresentazioni sferico-astratte. Ma anche in questo “doppio salto mortale” l’artista, riesce ad atterrare con scioltezza come un perfetto equilibrista. Ed è l’ennesima dimostrazione della propria onestà intellettuale: uno spirito che riesce ad imporsi, riemergendo dal caos tempestoso delle proprie emozioni e mantenendo la propria rotta lungo una direttrice destinata a durare.
Attraverso il succedersi delle esperienze Renato Natale Chiesa insegue continuamente il sogno della pittura con una tensione sempre rivolta alla rigenerazione, alla catarsi e negli anni più recenti si riappropria delle connotazioni insite nella pittura e nel colore non più inibiti da regimi ideologicamente chiusi, bensì con un abbandono totalmente aperto e disponibile alla sfera globale dei sentimento.